Sep
25
2008

Le chiese della Valle del Noce: San Benedetto e l’eremo agostiniano di Santa Croce, poi Madonna della Stella.

VII CENTENARIO DELLA FONDAZIONE DELLA MADONNA DELLA STELLA (1308-2008)

Le chiese della Valle del Noce: San Benedetto e l’eremo agostiniano di Santa Croce, poi Madonna della Stella.

La storia non è una scienza esatta, e niente è mai acquisito per sempre: la scoperta di una nuova fonte, o semplicemente un altro sguardo sugli eventi, possono rimettere in discussione una verità storica accettata da tutti e da tempo. E’ con questo spirito che mi accingo a parlare dei plessi religiosi sorti nella Valle della Noce nei pressi del castello di Roccatamburo, e più precisamente, della chiesa di San Benedetto in Vallibus o in Faucibus e della Madonna della Stella, già eremo agostiniano di Santa Croce in Valle della Noce. Prima di inoltrarmi a parlare più dettagliatamente dell’eremo della Madonna della

Stella, di cui questo anno ricorre il suo settecentesimo anno di fondazione, voglio soffermarmi a parlare della più antica chiesa di san Benedetto, distante dall’eremo "un tiro di palla" di fucile, come ci ha tramandato don Marco Franceschini (1763 -1832). Non si conoscono le origini di questa chiesa, ma sicuramente in epoca Medioevale era stata già eretta. Forse, già in epoca romana, qui passava una delle più importanti arterie stradali della dorsale appenninica; questa era la strada principale,che dal nord Italia giungeva fino all’estrema Italia meridionale. Sicuramente, questa grande via di comunicazione in epoca tardo longobarda, era già esistente, essendo riportata nella famosa tavola Plutingeriana. E’qui, infatti, che passava una delle vie più importanti dell’alta Valnerina: quella che conduceva al castaldato Fontano. Io mi sento di escludere che l’antica chiesa di San Benedetto, come moltissime altre del territorio della Valnerina, sia stata edificata da monaci dell’Ordine di San Benedetto: è anche da chiarire che delle comunità religiose, semplici anacoreti e eremiti sparsi in tutta la valle, che nel tempo fondarono veri e propri conventi, solo alcuni tra il XII e XIII secolo assunsero per meglio gestirsi la regola benedettina, da non confondersi con l’Ordine benedettino. Chi costruì la chiesa di San Benedetto, secondo il sottoscritto, furono cavalieri ospitalieri che seguivano il modus vivendi di sant’ Agostino, che qui edificarono a fianco della chiesa l’ospitale, per accogliere oltre ai pellegrini che qui transitavano in gran numero, anche malati di lebbra, malattia all’epoca assai diffusa. Infatti, la chiesasorgeva proprio in prossimità del torrente Tessine nel punto dove vi confluisce il fosso proveniente da monte Maggio. Il Franceschini, ci narra che ancora al suo tempo si vedeva una bellissima scalinata in pietra che portava fino al sagrato della chiesa di San Benedetto. Il fatto che mi ha indotto a pensare che questa fosse stata costruita e gestita da cavalieri ospitalieri è che rimurata al di sopra della porta d’ingresso della chiesa della Madonna della Stella si vede una pietra scolpita, che fu una chiave di volta gotica, con a rilievo un agnello crociato, simbolo che era posto essenzialmente,almeno anticamente, nelle case ospitaliere. Queste erano poste nelle vie principali di tutta l’Europa e soprattutto nelle vie che dal nord portavano nei porti del sud dell’Italia, dove cavalieri e pellegrini si imbarcavano per raggiungere i luoghi santi; quindi altri ospitali, erano stati costruiti lungo le tante strade che conducevano a Gerusalemme. Non si può pensare che tale effìge appartenesse all’eremo agostiniano di Santa Croce, non essendo questo luogo una casa ospitaliera: per questo penso, che tale pietra fu rimurata nella chiesa dell’eremo, durante i restauri avvenuti dopo il 1833 e che in origine fosse posta nella chiesa ed ospitale di San Benedetto. Vorrei ricordare che lungo le principali strade, non solo del Comune di Cascia, ma anche in altri luoghi della Valnerina, soprattutto nelle vicinanze di grandi sorgenti di acqua, erano disseminati numerosi ospitali come la Madonna ad Saltum, nelle vicinanze di Civita di Cascia, quello annesso alla chiesa di San Sisto di Onelli di Cascia, ora non più esistente, l’Ospedaletto di Norcia ed il famoso lebbrosario di San Lazzaro in Valloncello nelle pertinenze di Preci, tutti gestiti da cavalieri ospitalieri. Di tutti questi piccoli e grandi ospedali, io ne cito soltanto alcuni da me studiati, altri rimangono ancora sconosciuti. Questi andarono ad estinguersi nella prima metà del secolo XIII, sia per la minore sicurezza sulle strade a causa delle continue scorrerie e guerre, che per la decadenza dei castaldati longobardi, e soprattutto per la costruzione, nelle vicine città di Cascia e di Norcia, di ospedali meglio organizzati. Altra mia riflessione sull’appartenenza di questa chiesa di San Benedetto ai cavalieri ospitalieri, è il fatto che nel documento di concessione del 24 marzo 1308, agli agostiniani di Cascia, da parte del capitolo lateranense, a cui apparteneva il luogo dove sarebbe sorto l’eremo, viene chiamato rettore il sacerdote che officiava questa chiesa. Se invece questa avesse fatto parte di un piccolo monastero benedettino o convento di altra regola, il sacerdote sarebbe stato chiamato priore o prevosto. Non si conosce quando la chiesa sia andata in disuso, ma è da pensare che questa fu grevemente danneggiata dal terremoto del 4 dicembre 1328 e mai più restaurata.

Come sopra ricordato, poco distante dalla chiesa di San Benedetto, due religiosi agostiniani del convento di Sant’Agostino di Cascia, Giovanni da Norcia e Andrea da Cascia, chiesero ed ottennero dal capitolo lateranense il 24 marzo 1308 di poter edificare un eremo nella parete rocciosa come filiale della loro casa madre di Cascia: dandogli il titolo di Santa Croce. Gli stessi religiosi ottennero dall’Ordine agostiniano di condurre vita eremitica nella contrada di Valle della Noce. La concessione di quel luogo era subordinata al pagamento di un denaro all’anno al rettore della chiesa di San Benedetto. I due eremiti costruirono l’eremo in una rupe difficilmente accessibile, scavando nella dura roccia le loro celle, che con il trascorrere del tempo divennero circa venti, con ambienti necessari alla vita quotidiana. I due religiosi agostiniani, che erano entrambi dotti professori, si staccarono dal loro convento di Cascia per rifugiarsi fra gli scogli e il bosco in perfetta solitudine in quel luogo selvaggio ispirandosi forse alle loro remote origini eremitiche, proprie dei loro predecessori. Essi furono seguiti sicuramente da altri, che qui trovarono lo stimolo spirituale per un ritomo ideale a quel modello di vita, che non poteva essere più realizzato a pieno nel convento di Cascia, ormai inglobato nel centro abitato e coinvolto a pieno nella vita comunale. A seguito della prima concessione ve ne furono altre due nel 1336, che confermarono il pieno possesso ai religiosi agostiniani di quel luogo.

Nel 1416 e nel ventennio successivo i frati agostiniani fecero dipingere da Nicola di Ulisse da Siena e dagli Sparapane di Norcia i cicli di affreschi che tuttora si possono ammirare anche se bisognosi di un urgente restauro. E5 da notare che la prima figura del ciclo della chiesa è stata da me individuata nel beato Simone Fidati (1285 – 1348) e solo il suo restauro ci potrà rivelare se è veramente l’illustre agostiniano casolano. Le notizie sulla vita dei frati nell’eremo di Santa Croce sono assai scarse per la

quasi totale dissoluzione dell’archivio del convento di Sant’Agostino di Cascia. Sappiamo quasi con certezza che l’eremo fu abitato fino al terribile terremoto del 14 gennaio 1703. Da questa data in poi la vita dell’eremo è avvolta nel buio più completo, tanto che nella visita pastorale fatta all’intera Valnerina nel 1712 dal vescovo di Spoleto Carlo Giacinto Lascaris (1711 – 1726), egli descrive chiesa e eremo quasi in abbandono e bisognosi di urgenti restauri. Qui nonostante il degrado dell’eremo, tutti gli anni le popolazioni locali vi si recavano in processione durante il mese di maggio. L’eremo riprese a pieno la sua vita dopo il ritrovamento nel 1833, (ad opera di due giovani di Roccatamburo, Sabatino Bonelli e Francesca Leopardi), dell’affresco della Madonna ritenuto miracoloso dalle popolazioni locali. Questo fatto ebbe una risonanza che oltrepassò i confini regionali dell’Umbria dando così nuova vita all’eremo, che da allora, prese il nome di Madonna della Stella. Sempre nel 1833, con le copiose elemosine dei fedeli, i religiosi agostiniani di Cascia fecero eseguire dei restauri e ritornarono ad abitare l’eremo agostiniani laici. Tale ptesso è stato abitato con continuità fino al 1949, anno del decesso dell’ultimo eremita fra Lugi De Crescenzi, morto cadendo da una rupe dell’eremo. Nel 1970 il monastero di Santa Rita di Cascia fece restaurare la chiesa della Madonna della Stella, mentre la sua messa in sicurezza si deve alla Regione dell’Umbria, ai Comuni di Cerreto di Spoleto, Poggiodomo e al consorzio del Bacino Imbrifero Montano della Valnerina. Questo anno, settecentesimo di fondazione, si sono svolte suggestive manifestazioni religiose, con la speranza che l’eremo restaurato tomi ad essere uno dei più significativi luoghi di preghiera e meditazione dell’intera Valnerina.

Omero Sabatini

Written by admin in: News, Umbria |

No Comments »

RSS feed for comments on this post. TrackBack URL

Leave a comment

Powered by WordPress | Aeros Theme | TheBuckmaker.com WordPress Themes